Via Statuto 18, Milano: una merceria espone un cartello in ebraico.
Il cartello dice “gli israeliani sionisti non sono i benvenuti qui”. In altre parole il cartello corrisponde alla versione moderna di “qui gli ebrei non possono entrare” del Terzo Reich; il fatto che sia scritto in ebraico o che al posto di menzionare gli ebrei, menzioni gli israeliani o i sionisti è del tutto irrilevante. Sono termini interscambiabili che hanno fatto breccia nel cuore degli italiani grazie all’islam e ai suoi decenni di dawa.
Questo episodio si inserisce in quella che sarà una lunga lista di episodi che vedremo nelle prossime settimane o nei prossimi mesi, inaugurata dalla Taverna Santa Chiara di Napoli, dove la proprietaria non solo ha cacciato due turisti israeliani, ma ha ricevuto sostegno dalle autorità, dalle istituzioni e dall’opinione pubblica.
Perché il primo problema di questi episodi è sicuramente il divieto di ingresso agli ebrei (anche detti israeliani o sionisti) ma il secondo problema è la reazione della società italiana messa a fuoco in diversi livelli del Paese: le istituzioni e le autorità stanno appoggiando indirettamente questi episodi nel momento in cui non li denunciano e non procedono ad intervenire contro queste chiare discriminazioni antisemite.