Seconda parte dell’intervento scritto in occasione dell’incontro “Cultura e vita: 105 anni di amicizia fra Liguria e Israele”, organizzato dall’Associazione Italia Israele di Savona dell’avvocato Cristina Franco, e con la presenza dell’ambasciatore di Israele in Italia Jonathan Peled.
(La prima parte dell’intervento è visibile in questo video).
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Alla società israeliana interessa molto la condizione della donna e parallelamente alle donne non israeliane e non ebree interessa molto la condizione di Israele e la lotta contro l’antisemitismo. Come mai questi due fattori si incontrano spesso? Per semplificazione degli elementi, possiamo affermare che all’ebreo sta a cuore la vita delle donne e che alla donna sta a cuore la vita degli ebrei. Per quale motivo i due elementi si incontrano spesso?
La libertà dell’ebreo e la libertà della donna non sono nient’altro che il prodotto di due rivoluzioni che condividono fra loro un paradigma interno. Il primo fattore del paradigma è il ghetto fisico e psichico, il secondo è la rivoluzione stessa, il terzo è il raggiungimento della libertà e il quarto è la demonizzazione del termine.
Le due rivoluzioni di cui sto parlando sono il sionismo e il femminismo.
Si tratta di due movimenti che hanno portato al riconoscimento della totale dignità dell’ebreo e al riconoscimento della totale dignità della donna e che ancora oggi nel 2025 riscuotono tantissimi nemici. Pensiamo ai termini stessi: sionismo e femminismo sono due parole che scatenano ogni tipo di reazione nell’interlocutore medio. Dire di essere sionisti oggi in Italia equivale a dire di essere il demonio; la stessa cosa accade quando ci si dichiara femministi, come se ci fossero necessariamente delle connotazioni iper negative in questo; i due termini sono addirittura stati definiti termini tossici. Ma la verità è molto più semplice: il sionismo è il movimento culturale, politico, sociale, intellettuale che ha come obiettivo il riconoscimento dell’ebreo che come persona ebrea ha la stessa dignità e lo stesso valore di tutte le altre persone nel mondo che non sono ebree. Il femminismo, similmente, è il movimento culturale, politico, sociale e intellettuale che ha come obiettivo il riconoscimento della donna che come persona ha la stessa dignità e lo stesso valore di tutte le altre persone nel mondo che non sono donne, cioè gli uomini.
Essere sionisti significa volere la parità fra non ebrei ed ebrei.
Essere femministi significa volere la parità fra uomo e donna.
Sionismo e femminismo sono state state due rivoluzioni culturali di portata inaudita perché che ambivano a distruggere i pregiudizi, in un caso contro l’ebreo e nell’altro caso contro la donna, che esistevano da millenni e che soltanto di recente sono riusciti a scardinare.
L’ebreo per millenni è stato visto come un individuo che era giusto che rimanesse e vivesse relegato in qualche angolino buio della società, nel ghetto fisico ma anche nel ghetto psichico dell’europeo, talvolta perché colpevole di portare la peste, altre volte perché colpevole di aver ucciso Gesù Cristo, altre volte colpevole di usura. In ogni caso è stato giusto e normalizzato per millenni che l’ebreo non dovesse vivere la propria libertà e dignità come tutti gli altri.
Parallelamente anche la donna doveva vivere nel ghetto psichico dell’uomo, relegata ai margini della società, senza diritto di voto, di studio, di decisione autonoma, possibilmente alle dipendenze dell’uomo perché priva di indipendenza economica, di titolo di studio, di opportunità di emanciparsi.
Il sionismo e il femminismo sono state due rivoluzioni fra le più forti e scardinanti e scioccanti della storia dell’umanità.
E’ quindi ovvio che due rivoluzioni di questa portata abbiano nemici ancora oggi nel dibattito occidentale e questo spiega perché dire di essere sionisti e dire di essere femministi equivale a dire di essere il demonio in persona.
Ma è proprio perché i due movimenti hanno ancora così tanti nemici che non possiamo abbassare la guardia e che dobbiamo constatare che i migliori alleati di Israele sono proprio le donne e i migliori alleati delle donne sono proprio gli ebrei. Non esiste donna, anche la meno informata sulle vicende mediorientali, che faccia fatica a capire il punto di vista di Israele, una nazione piccola così attaccata da tutti quanti i suoi vicini di casa. E non esiste ebreo che faccia fatica a capire che la propria società migliora se migliora la condizione delle donne, libere di studiare, di formare una famiglia sana e di contribuire alla società coi propri talenti e le proprie competenze.
Non è casuale che una delle personalità fondanti dello stato ebraico è stata proprio una donna, Golda Meir, una donna straordinaria che ha lasciato per sempre i frutti delle proprie opere e delle proprie parole a beneficio di tutti noi ancora oggi.
Golda Meir disse nel 1972 in un’intervista: “la liberazione delle donne è soltanto una stupidaggine. Sono gli uomini ad essere discriminati, non possono portare in grembo i figli e non c’è nessuno che possa farci niente per aiutarli”.
Ugualmente mi sento di affermare una frase simile in merito al sionismo e alla difesa di Israele: il sionismo in Israele è una stupidaggine, sono i nemici di Israele a non essere liberi, sono invidiosi della bellezza di Israele e non c’è nessuno che possa farci niente per aiutarli.
Paola Kafira.

(L’avv. Cristina Franco, l’ambasciatore Jonathan Peled e Paola Kafira).
