Sembrava talmente assurda da non dover essere commentata, scrive il nostro corrispondente da Gerusalemme, e invece l’ennesima storia del genere fantasy palestinese è diventata una nuova campagna di sensibilizzazione per la “Palestina”.
Partiamo dall’inizio. Intorno al 20 maggio 2025 vengono postate alcune fotografie dal presidente di Euro-Med Monitor Ramy Abdu con questa didascalia: attenzione, su 5 camion di aiuti umanitari che oggi sono entrati a Gaza, 2 portavano la scritta “sudari”. I sacchi bianchi con la scritta blu che dice “sudari”. Questo non è cibo, è la preparazione per la morte di massa. Non stanno dando da mangiare a Gaza, la stanno seppellendo. La didascalia si chiude con l’hashtag #gazagenocide, per chi ne sentisse la mancanza.
La foto usata per accompagnare la didascalia sui camion di sudari è questa:
Ovvero i classici camion con sacchi da 25 kg e la scritta blu in inglese “farina di grano”.
Per esserne certi, basta prendere la fotografia postata da Ramy Abdu e capovolgerla di 180 gradi, ottenendo questo:
La parola cerchiata in rosso non è “shrouds” (sudari) come sostiene la propaganda palestinese, ma è “fortified wheat flour” (farina di grano fortificata).
La stupidità di questa ennesima storia fantasy palestinese è tale da essere riconosciuta persino da alcuni giornalisti di Haaretz (come ad esempio Nir Hasson), testata giornalistica israeliana nota per essere fortemente contro l’interesse del Paese e a favore della propaganda palestinese.
Purtroppo invece in Occidente e anche in Italia la fake news sui sudari ha già fatto breccia nei cuori degli attivisti propal, tanto da diventare una nuova campagna indetta proprio per la giornata di domani 24 maggio 2025, come si vede nell’immagine a inizio articolo.
La campagna e relativa mobilitazione è stata lanciata da Tomaso Montanari, rettore dell’Università per stranieri di Siena, e Paola Caridi, scrittrice e giornalista che da oltre 20 anni si occupa di Medio Oriente e Nord Africa. Questa è la loro presentazione: “Teli bianchi. Sudari. Avvolgono, a Gaza, i corpi dei palestinesi morti ammazzati, e sono così diventati simbolo della strage. Sono, cioè, gli oggetti comuni del nostro tempo crudele. Tempo di genocidio. Il sudario ricopre, sottrae alla vista del mondo il corpo di cui è stato fatto scempio. Avvolgere nel sudario è un gesto estremo di cura, di pietas. Protegge la dignità degli esseri umani quando le vite non valgono più niente, nella conta approssimativa dei morti. Come si fa a piangere, onorare la memoria, dei morti di Gaza in quasi 600 giorni di assedio? Come si fa a piangerli uno per uno? Proviamo a farlo, in silenzio, sabato 24 maggio: in ogni città, paese, contrada d’Italia. Riempiamo piazze, strade, finestre di lenzuoli bianchi a ricoprire il selciato e le facciate di edifici privati e pubblici. Vorremmo che tutti insieme, in tutta Italia, arrivassero al numero tragico dei 50.000 di Gaza. Tutti insieme saranno i corpi che il mondo non vuole vedere”.
Il comune di Milano ha già comunicato tramite le dichiarazioni del sindaco Beppe Sala che aderirà alla campagna esponendo un lenzuolo bianco fuori da Palazzo Marini. Beppe Sala è la stessa persona che si rifiutò di proiettare il colore arancione sulla facciata dell’edificio istituzionale in segno di lutto per l’uccisione di Shiri Bibas e dei figli di 9 mesi e 4 anni, Ariel e Kfir.
Questa campagna potrebbe diventare l’ennesimo pretesto per scagliarsi verbalmente e fisicamente contro gli ebrei in Italia e nel resto dell’Occidente oppure resterà una delle tante storie fantasy di Gaza: l’unico luogo al mondo in cui si dichiara guerra ad un Paese per poi chiedergli da mangiare senza aver rilasciato gli ostaggi né smesso di combattere né essersi arresi.