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Settembre 14, 2026
Paola Kafira

Ho compreso che una delle parti più difficili del mio lavoro sarà sentir ripetere che daraba non significa picchiare. Sto facendo riferimento al versetto 34 del capitolo 4 del corano, dove Allah dà istruzioni al marito su come disciplinare la moglie. L’ultimo step delle tre indicazioni fornite è la violenza domestica. Questo versetto, insieme al lasciapassare per pedofili (il 65:4), è il passaggio che più manda in crisi i musulmani. La lingua araba è molto chiara ma se qualcuno volesse smentire il musulmano del momento senza conoscere l’arabo, in questo articolo troverà tutti i trucchetti del caso, semplificati.

Partiamo dall’inizio: chiediamo all’intelligenza artificiale di darci la traslitterazione.

La prima parola della penultima riga è proprio “darabuhunna” ovvero il “battetele” del corano. La radice del verbo è daraba.

Vediamo da subito i trucchetti più facili per confermarlo anche senza sapere l’arabo.

Osserviamo questo strumento musicale:

Essendo uno strumento a percussione, si suona battendo sulla superficie e ha un nome arabo: darbuka.

Ora osserviamo questa immagine:

E’ una racchetta da tennis e in arabo si dice midrab. Chiediamo conferma all’IA Gemini:

Nella prossima immagine vediamo altri oggetti usati sia nello sport che in cucina:

Senza precisazioni specifiche, si chiamano tutte midrab.

Guardiamo ora questa vignetta:

Sembrerebbe dare indicazioni in caso di colpo di sole. Chiediamo all’IA:

Apprendiamo che si dice darabat el shems.

Osserviamo ques’ultima foto:

Sembra un calcio di rigore, ma chiediamo all’IA.

Si dice darabat jaza.

Abbiamo quindi visto queste parole:

  • darbuka: strumento musicale a percussione
  • midrab: racchetta da tennis o battitore da cucina
  • colpo di sole: darabat el shems
  • calcio di rigore: darabat jaza.

In tutti i casi vi è il gesto di battere e colpire e infatti ogni parola vista porta dentro sé la radice daraba.

Altri casi più “sofisticati” sono offerti proprio dal corano quando parla di decapitare gli infedeli. Ad esempio nel 8:12:

Dal sito dove ripasso il corano (utilizzo la versione arabo-spagnolo perché ho imparato prima lo spagnolo dell’italiano e perché, il caso volle, in spagnolo c’è meno margine di menzogna rispetto all’italiano) cioè qui https://quran.com/es/al-anfal?startingVerse=12 si può passare il mouse sulla parola di interesse ed esce anche la recitazione fonetica. Qui infatti alla voce “colpiteli al collo”, cioè “decapitateli”, si legge faddribu. Il “fa” iniziale è un prefisso che si aggiunge ad un verbo per renderlo transitivo, mentre in seguito torna la radice daraba.

Il secondo versetto sulla decapitazione è il 47:4 come si vede dal medesimo sito:

Passando il mouse sulla parola, la recitazione dice “fadaurba” ovvero lo stesso meccanismo di prima.

Ci sono altri due passaggi del corano in cui il medesimo verbo daraba viene usato, cioè quando Mosè dovrebbe colpire una roccia nel 2:60:

Passando il mouse si sente la recitazione che dice “iddibre”. La stessa identica cosa accade nel 7:160:

Come abbiamo visto la radice daraba è sempre la stessa e se vale per il battitore da cucina, per il colpo di sole e per una racchetta da tennis, vale anche per il 4:34.

A causa di quel versetto le donne musulmane subiscono violenza domestica ogni giorno nel mondo islamico ma anche in Occidente, pertanto è molto importante saper attaccare il versetto rispondendo anche alle obiezioni con precisione. Fra tutti i trucchetti, direi comunque che il darbuka, il tamburo nord africano, sia il più facile da memorizzare e non va nemmeno tradotto (si chiama darbuka in tutto il mondo!).

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